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L’11 Aprile alla Triennale di Milano si è svolto l’incontro / conferenza Freedom Room, una discussione sul progetto, il suo scenario e i suoi sviluppi futuri.

Hanno partecipato:

Aldo Bonomi, sociologo,
Aldo Cibic designer, Cibicworkshop,
Marco Tortoioli Ricci, designer, Comodo,
Thomas Bialas, futurologo, Comodo,
Joost Beundemann, autore di Compendium to the Civic Economy
Lucia Castellano, ex direttore del Carcere di Bollate
Francesco Bellosi, direttore cooperativa il Gabbiano
Luisa Della Morte, direttrice programma Sigillo del Ministero della Giustizia
Andrea Margaritelli, direttore marketing, Margaritelli Spa,
Michelangelo Patron, direttore generale, Cfmt Milano.
Tommaso Corà, designer, Cibicworkshop

Video integrale della conferenza:

Programma

Freedom Room,
dal laboratorio in carcere
alla Triennale di Milano.

Breve storia e origine di un progetto. Introduzione di Marco Tortoioli Ricci

La dimensione sociale
del progetto (design).

Dialogo a due voci
tra Aldo Cibic e Aldo Bonomi.

Dalla libertà di possedere
alla libertà di abitare.

Dialogo a due voci
tra Thomas Bialas e Joost Beundemann

Prodotti liberamente,
brevi testimonianze dal mondo del carcere.

Lucia Castellano
Francesco Bellosi
Luisa Della Morte

Freedom economy.
Nuove strategie di impresa in un mercato che è cambiato.

Andrea Margaritelli
Michelangelo Patron

Conclusioni
Aldo Cibic
Marco Tortoioli Ricci
Tommaso Corà

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Il progetto Freedom Room censito nelle pagine del sito di Abitare.

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Nella foto Alberto Parise durante il set fotografico presso la Triennale di Milano

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Ieri quindi, nello spazio del Teatro Agorà della Triennale di Milano, ci siamo trovati per la conferenza Freedom Room, organizzata per discutere ed esporre la storia, il processo, gli esiti e le libere riflessioni sul progetto. Come già la visione fisica dello spazio nelle sale della Triennale, il discutere del tema è stato motivo di intensa partecipazione personale. In particolare alcuni interventi hanno sottolineato i valori chiave di un progetto che vuole essere spartiacque nel definire il ruolo e i compiti del design da un lato e della società e del ‘pubblico’ dall’altro.
In particolare Aldo Bonomi ha sottolineato come sia ormai necessaria una vera chiamata di responsabilità per l’amministrazione pubblica nell’interpretare ruoli nuovi se è vero che progetti come Freedom Room sono nati e si sono finanziati senza ricorrere ad alcun fondo pubblico.
Importante è stata la proposta, provocatoria per certi versi, formulata da Lucia Castellano, nel richiedere che si possa immaginare un intero braccio carcerario basato sull’impiego di moduli abitativi come quello progettato qui. Joost Beundermann, urban designer e autore del libro ‘Compendium for a Civic Economy’, ha ricordato come una nuova ‘porosità’ tra pubblico e privato è richiesta per superare tempi in cui l’economia ufficiale ha perso la sua capacità di dare risposte, favorendo la partecipazione spontanea che sta emergendo in diverse forme dalla cittadinanza, predisponendo quindi i nuovi paradigmi per quella che nel Regno Unito ha già il nome di Big Society. In ultimo dobbiamo ringraziare per i preziosi interventi e la partecipazione Cecco Bellosi per i suoi racconti di un carcere laboratorio di umanità; Luisa Della Morte, per la testimonianza di un progetto destinato a garantire dignità alle donne in carcere; Thomas Bialas, per il racconto di una nuova economia libera dalla necessità della proprietà ma tutta orientata a garantire l’uso dei beni; Andrea Margaritelli ha portato la voce del mondo aziendale che nel superare momenti di estrema difficoltà non deve perdere la capacità di guardare alla società e chiedere ad essa di considerare il patrimonio imprenditoriale come valore collettivo; Michelangelo Patron ha chiuso con la testimonianza di un lavoro dell’associazione, CFMT, chiamata a formare figure professionali nuove in grado di supportare le tante new Company che si stanno affacciando al mercato.

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Oggi 11 Aprile alle ore 17.00 su questo sito in diretta streaming la conferenza con Aldo Bonomi, Aldo Cibic, Tortoioli Marco Ricci, Thomas Bialas, Joost Beundemann, Lucia Castellano, Francesco Bellosi, Luisa Della Morte, Andrea Margaritelli, Michelangelo Patron.

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Freedom Room, Conferenza 11 aprile, ore 17:00.

FreedomRoom - Invito conferenza

Un nuovo concetto di ospitalità;
un modulo abitativo pensato con i detenuti
e dedicato all’housing temporaneo e sociale.
Ne parliamo insieme nel Teatro Agorà
alla Triennale di Milano.

Relatori
Aldo Bonomi, sociologo,
Aldo Cibic designer, Cibicworkshop,
Marco Tortoioli Ricci, designer, Comodo,
Thomas Bialas, futurologo, Comodo,
Joost Beundemann, urban designer at 00:/
Lucia Castellano,
Francesco Bellosi,
Luisa Della Morte, presidente della coop.soc. Alice
Andrea Margaritelli, direttore marketing, Margaritelli Spa,
Michelangelo Patron, direttore generale, Cfmt Milano,

Programma

Freedom Room,
dal laboratorio in carcere
alla Triennale di Milano.

Breve storia e origine di un progetto.
Introduzione di Marco Tortoioli Ricci

La dimensione sociale
del progetto (design).

Dialogo a due voci tra Aldo Cibic e Aldo Bonomi.

Dalla libertà di possedere
alla libertà di abitare.

Dialogo a due voci tra Thomas Bialas e Joost Beundemann

Prodotti liberamente,
brevi testimonianze dal mondo del carcere.

Lucia Castellano
Francesco Bellosi
Luisa Della Morte

Freedom economy.
Nuove strategie di impresa
in un mercato che è cambiato.

Andrea Margaritelli
Michelangelo Patron

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Esce oggi il libro dedicato a Freedom Room con i contributi di Aldo Bonomi, Aldo Cibic, Marco Tortoioli Ricci, Thomas Bialas, Joost Beundemann, Lucia Castellano, Francesco Bellosi, Luisa Della Morte, Andrea Margaritelli, Michelangelo Patron.

Riportiamo in anteprima il contributo di Lucia Castellano, ex direttrice del carcere di Bollate (MI):

Parlare di spazio in carcere oggi evoca lo spettro del sovraffollamento, che rende gli istituti di pena del nostro Paese indegni di una società civile.

 Il problema può essere seriamente affrontato solo mettendo in discussione leggi ” carcerogene” che prevedono la carcerazione come la prima delle risposte punitive e non come”  l’extrema ratio” per alcuni tipi di reati minori. Parlo della legge Bossi Fini sull’immigrazione, della legge ex Cirielli sulla recidiva e della legge Finì Giovanardi sulle tossicodipendenze.

Lasciamo quindi al nuovo Governo il compito di prendere decisioni definitive volte a evitare che gli istituti di pena diventino contenitori stracolmi di povera gente,  moltiplicatori di devianza e delinquenza, produttori di insicurezza sociale, con costi sociali sempre meno sostenibili.
La  riflessione sugli spazi della pena oggi parte da una considerazione preliminare: non esiste un pensiero progettuale che differenzi la costruzione degli spazi a seconda della tipologia di utenza che li abiterà’. Gli istituti penitenziari moderni sono tutti, drammaticamente, identici. Bollate ( istituto a custodia attenuata) e’ uguale a Secondigliano ( massima sicurezza).  Questo e’ un messaggio preciso da parte dell’amministrazione penitenziaria: non abbiamo alcun pensiero progettuale sull’organizzazione della vita ” intramoenia”  che sia modellato sulla tipologia dei suoi abitanti. Gli spazi sono quelli, uguali, a prescindere dal fatto che saranno abitati da uomini, donne, minorenni, boss della malavita o piccoli criminali da recuperare socialmente.
E allora la gestione di questi spazi immensi delle nuove carceri e’ affidata al ” buon cuore” di direttori e operatori penitenziari.  Le centinaia di metri quadrati di verde che separano un padiglione dall’altro possono essere lasciati vuoti o riempiti di panchine per i colloqui all’aperto,  di orti urbani curati dai detenuti, di serre per la floricultura.  Possono essere popolati da detenuti al lavoro o a colloquio con i familiari  o essere lasciati, desolatamente, vuoti. Senza una regia, una visione politica a monte.

Questo e’, purtroppo, lo scenario a cui siamo abituati. E nessuno,  dall’Amministrazione Centrale,  si è mai nemmeno preoccupato di mutuare esempi virtuosi di utilizzo degli spazi e di estenderli ad altri istituti. Gli esempi virtuosi, nel nostro Paese, rimangono ” sperimentazioni”, anche se esistono ormai da decenni.  Le scelte coraggiose, pur produttive di riduzione della recidiva e aumento della qualità della vita per gli operatori penitenziari, rimangono lontane  dalla  prassi consuetudinaria delle carceri.   Si continua a mortificare gli spazi abitativi in un’unica, grigia cornice a una vita intramuraria ossessivamente ritmata da regole sempre uguali e senza vita, dove le individualità di detenuti e poliziotti sono azzerate. L’opposto della ” tendenza alla rieducazione” imposta alla pena detentiva dalla Costituzione. L’opposto della dignità della vita lavorativa, per quanto riguarda gli operatori penitenziari.

E veniamo a esaminare gli spazi interni.  La cella, anche quando non è’ piagata dal sovraffollamento che impedisce ogni minima organizzazione vitale, e’ soggetta a regolamenti ferrei su arredi e suppellettili. Tutto può diventare uno strumento per farsi del male: ricordo un carcere in cui il comandante vietava ai detenuti di utilizzare le lenzuola proprie con la seguente motivazione: “se si impicca con il lenzuolo dell’Amministrazione e’ una cosa, se lo fa con quello proprio noi siamo corresponsabili, per averne autorizzato l’ingresso”.  Pericolosa deriva dell’ossessione da ” evento critico” da cui è’ affetta tutta l’organizzazione penitenziaria. La limitazione fortissima delle suppellettili e degli strumenti per la gestione della vita quotidiana mortifica l’individualita’ e va in direzione contraria alla funzione rieducativa della pena.  inoltre, porta il detenuti ad aguzzare l’ingegno e a potenziare le prestazioni di ciascun oggetto a loro disposizione ( pacchetti di sigarette che diventano scaffali,  scatolette di tonno che diventano coltelli). I detenuti sanno benissimo che questa loro ingegnosa costruzione può essere vanificata da una perquisizione, con distruzione del marchingegno creato e conseguente rapporto disciplinare.

Se questa e’, anche nel 2013, la cultura del l’istituzione totale, credo che un progetto come ” Freedom Room” debba essere salutato come una ventata di ossigeno culturale di straordinaria importanza. I detenuti diventano artefici di una nuova cultura dell’abitare, partendo proprio dalla situazione di disagio n cui si trovano e trasformandola in risorsa. Viene superata la spersonalizzazione tipica dell’istituzione totale, la paura dell’evento critico e della responsabilità .
Spero davvero che l’Amministrazione Penitenziaria voglia partire da questo progetto per costruire una cultura della vita in carcere che, per la prima volta, parta dai suoi abitanti.

Lucia Castellano.

Lucia Castellano, 49 anni, è nata a Napoli. E’ laureata in legge ed è avvocato. Dal 1991 è direttore di carceri. Ha  lavorato presso il Marassi di Genova, a Eboli, a Napoli – Secondigliano in qualità di vice direttore, ad Alghero presso il carcere sperimentale. Dal 2002 al giugno 2011 è stata direttore del carcere di  Bollate per detenuti comuni, dove ha realizzato un istituto modello in Italia e in Europa per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti.  Nel 2009 Lucia Castellano ha scritto insieme a Donatella Stasio il libro Diritti e Castighi. Ed Il Saggiatore. 

Ha vinto il premio internazionale Donna fuori dal coro a Genova. La biografia di Lucia Castellano è stata inserita  nella pubblicazione del Consiglio dei Ministri e del Ministero delle Pari Opportunità Meriti e al Femminile [titolo: Merito al Femminile] E’ stata inserita inoltre nella mostra Donne d’Italia allestita a  Palazzo Blu a Pisa in occasione dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia. Dal giugno 2011 al gennaio 2013 e’ stata assessore alla Casa, Demanio e Lavori pubblici del Comune di Milano.
È’ stata eletta al Consiglio Regionale della Lombardia con 5998 preferenze con la lista ” Con Ambrosoli Presidente-Patto Civico”

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La domanda più frequente ricevuta ieri durante la visita dei giornalisti è stata: ‘è questa la dimensione reale di una cella?’. Non sembra possibile che uno spazio di poco più di 9 metri quadri possa essere organizzato e curato rispettando la dignità e i bisogni della persona. In realtà non sembra possibile solo se quello spazio è una cella carceraria, un luogo che possiamo permetterci di dimenticare perché ospita persone che a vario titolo hanno sbagliato. La differenza in questo caso è soprattutto metodologica: abbiamo coinvolto nel progetto gli abitanti stessi della cella. Con loro ci siamo concentrati sui singoli dettagli, su come viene usato il bagno, quante cose avvengono li dentro, a cosa serve un piano di appoggio, quante cose può essere un letto, cosa va riposto, cosa va esposto, ecc. Sono punti che nel dettaglio segnano e determinano la dignità di un’esistenza che può essere piena e di qualità anche in 4×2,7 metri. Oggi si inaugura, vi invitiamo a sedervi e immaginare un po’ di vita nel modulo.

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Ci siamo, l’allestimento è pronto e il catalogo in stampa con la promessa che venga pronto già per domattina. Un’impresa che per più di un momento è sembrata impossibile invece è arrivata in fondo. Adesso il nostro modulo insieme alle immagini, gli scritti, i disegni che ne raccontano la nascita e lo spirito si trova nelle sale della Triennale. In questo tempio del design, vicino a installazioni magnificenti e grandi spettacolarizzazione sul tema del progetto, il nostro spazio racconta invece la forza del pensiero. Ogni oggetto nel nostro allestimento non è in se speciale, il linguaggio offerto da ogni volume, spazio e foglio informativo è quello della semplicità. È la strana alchimia che presentiamo ad essere speciale, è la forza di un progetto nato in uno dei luoghi ‘dimenticati’ della nostra società e destinato invece a cambiare il mondo reale e ‘libero’. La visita allo spazio Freedom Room è interessante perché mette in evidenza come possa essere diverso il ruolo che è richiesto oggi al progettista in un’epoca che sta cambiando rapidamente. La forma in Freedom Room non è altro che la perfetta coincidenza tra pensiero e azione, buona visione.

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L’11 aprile alle ore 17:00 Cibic Workshop e Comodo (Comunicare Moltiplica Doveri) presentano alla Triennale di Milano Freedom Room. Un nuovo concetto di ospitalità: un modulo abitativo essenziale, a basso costo, pensato con i detenuti e prodotto in carcere. Una proposta/prodotto, una mostra, una installazione per l’ospitalità temporanea e sociale, hotel diffusi, ostelli.

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